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Il pensiero di fine stagione


“Ogn'anno, il trenta giugno, c'é l'usanza 
per gli associati di chiamare il Presidente.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza; 
ognuno se l’adda luà chistu penziero.
Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
in sezione anch'io ci vado, 
e con degli improperi condanno
di tutta mia carriera, il Presidente.
St'anno m'é capitata n'ata avventura...
dopo di aver udito i tristi omaggi.
Madonna! Si ce penzo, e che tristezza!
Ma po' facette un'anema e curaggio
Scrivendo di mio pugno sta lettura.
'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'è avvicinata ll'ora d'à chiusura:
ma di chiusura mai di può parlare,
se l’associazione noi teniamo a cuore”.

E’ con questa simpatica rivisitazione della poesia “A livella” di Antonio De Curtis che ho voluto lanciarvi un messaggio. Le porte di una nuova stagione stanno per aprirsi, chiudendo quelle dell’annata appena conclusasi. Di certo non tutti potranno dirsi soddisfatti dei risultati raggiunti, così come il sottoscritto, che certamente non può fermarsi a sorridere per alcune, seppure brillanti, soddisfazioni, ma deve guardare a cosa migliorare e quanto tutta la sezione sia migliorabile. Ma proprio in questa analisi, nel capire ciò che è andato per il verso giusto e ciò che, invece, ha portato anche a forti delusioni, c’è sicuramente da chiedersi: “Ho davvero fatto tutto perché questo non accedesse” ed ancora “E’ demerito di altri o è mia la colpa delle delusioni a cui sono andato incontro?” oppure “Potevo evitare e cosa potevo fare perché ciò non accadesse?”. In un mondo come il nostro, ma anche nelle altre realtà che ci circondano, purtroppo, è diventato sin troppo facile non riuscire ad auto analizzare le proprie capacità, l’impegno profuso, i punti critici da dover migliorare. E’ divenuto sin troppo facile scagliare contro terzi proprie manchevolezze, ma anche problemi personali e difficoltà assolutamente riconosciute, si, ma non per questo giustificanti certi comportamenti e soprattutto certi sfoghi personali. Queste mie parole non vogliono essere altro che un invito, a cui sarò il primo a rispondere: c’è bisogno di confronto, c’è bisogno di guardarsi negli occhi e soprattutto c’è bisogno di onestà intellettuale. Quando avremo l’opportunità di affrontare con lucidità qualsiasi tipo di argomento, ma armati di queste essenziali componenti, allora potremo dire di aver provato a costruire e non a distruggere tutto, per il solo gusto di voler scagliare contro gli altri la prima pietra, pur non essendo senza peccato.

Buon principio a tutti.
Severino Vitale

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